Avvocato italiano malato di diabete muore in Venezuela: manca l'insulina

Diabete è rivoluzione con una pillola l'iniezione

Diabete è rivoluzione con una pillola l'iniezione

Ispirato al guscio della tartaruga leopardo - una testuggine africana che grazie a una particolare forma del carapace riesce a raddrizzarsi da sola quando si ribalta sul dorso - il device è capace di auto-orientarsi: indipendentemente da come 'atterra' nello stomaco (dopo aver resistito a condizioni estreme di temperatura e acidità), è in grado di indirizzarsi alla parete dell'organo e soltanto lì praticherà la sua iniezione.

"Siamo davvero fiduciosi, questo nuovo tipo di capsula potrà un giorno aiutare chi soffre di diabete e forse chiunque richiede terapie che ora possono essere somministrate solo mediante iniezione o infusione".

Iniezioni ingoiabili per i malati di diabete.

Atenei prestigiosi. Le innovative capsule sono state messe a punto da un team di ricerca internazionale guidato da studiosi del Dipartimento di Ingegneria Chimica del Massachusetts Institute of Technology (il celebre MIT) e della Divisione di Gastroenterologia presso la Scuola Medica dell'Università di Harvard.

Una volta che Soma viene ingerita e arriva a destinazione, l'acqua con cui entra in contatto scioglie tutte le componenti inutili lasciando l'unica che serve: il micro-ago all'insulina, che si infilerà nella parete gastrica dove farà il suo lavoro senza poter più viaggiare liberamente. Tra i principali artefici del rivoluzionario prodotto anche l'italiano Giovanni Traverso del Brigham and Women's Hospital di Boston, che ha coordinato la ricerca assieme al collega Robert Langer. I test sull'uomo, secondo quanto dichiarato all'Ansa da Traverso, dovrebbero cominciare entro tre anni. La difficoltà è nel riuscire a renderle resistenti a un ambiente acido come quello dello stomaco. "Consideriamo questo risultato una prova della fattibilità della tecnica e adesso - ha osservato - si apre un panorama molto ampio". Poi vengono spinti in fuori gli aghi, bloccati fino a quel momento da una struttura di vetro-zucchero dalla forma di un disco, fissata in modo da tenere fermo il meccanismo che trattiene gli aghi e sensibile all'umidità. La terza fase, quella finale, consiste nel somministrare il farmaco nella quantità programmata. "Con la nuova tecnica, per esempio, si potrebbero somministrare farmaci di nuova generazione, come quelli a Dna e gli anticorpi monoclonali". Gli aghi stessi sono composti da insulina liofilizzata combinata con ossido di polietilene; l'intera capsula è composta da elementi biocompatibili e biodegradabili.

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