Sparito nel nulla l'ambasciatore nordcoreano a Roma

Kim Jong-un

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La Farnesina prende tempo e taglia corto: "Non risulta una richiesta d'asilo da parte di un funzionario nordcoreano". Adesso bisognerà capire se il diplomatico sia effettivamente rimasto in Italia - grazie alla copertura dei Servizi Segreti - o se invece abbia chiesto asilo a un altro Stato.

In questo momento, stando all'intelligence sudcoreana, Jo sarebbe "protetto" dalle autorità italiane "in un luogo sicuro" in vista della richiesta di asilo politico "in un imprecisato Paese occidentale". La nuova defezione tra i diplomatici del regime di Kim Jong-un è raccontata da un quotidiano sudcoreano, lo JoongAng Ilbo, che cita fonti anonime diplomatiche di Seul.

Seul non ha ancora ricevuto la conferma ufficiale della notizia, ha detto la presidenza sudcoreana.

Jo, 48 anni, ha ricoperto il ruolo di "incaricato d'affari" dal 9 ottobre 2017 dopo l'espulsione dell'ambasciatore Mun Jong-nam in risposta al sesto test nucleare di settembre dello stesso anno fatto da Pyongyang violando le risoluzioni dell'Onu ed è conosciuto come "essere il figlio o il genero di un funzionario dei livelli più alti" del Nord, ha aggiunto il quotidiano. I diplomatici nordcoreani impiegati all'estero sono spesso tenuti a lasciare in patria diversi membri della famiglia - in genere bambini - per scoraggiare la loro defezione. Una ricostruzione, questa, che non viene confermata dal ministero degli Esteri italiano. Nel caso di Thae, l'educazione e un migliore futuro per i figli furono le cause primarie menzionate per la diserzione.

Le diserzioni - Jo Song Il non è il primo rappresentante della Corea del Nord di alto livello ad aver deciso di disertare: nel 2016 era stata la volta dell'ambasciatore a Londra, Thae Yong Ho. Si era alla fine del secondo mandato presidenziale di Bill Clinton negli Stati Uniti e l'inquilino della Casa Bianca aveva tentato - senza riuscirvi - di fare la pace con la Corea del Nord dell'allora leader Kim Jong Il. L'ambasciata a Roma è tra le più importanti della rete estera nordcoreana, con due diplomatici provenienti dal ministero degli Esteri, più altri due che si occupano degli affari legati alla Fao (l'agenzia dell'Onu che ha sede a Roma).

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