Di Maio scioglie l'azienda di famiglia finita al centro delle polemiche

Di Maio a delegazione pro Tav no scambio politico-elettorale

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A Napoli intanto il Pd insiste sulla via giudiziaria:sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, falso in bilancio, intestazione fittizia di beni, fino alla ricettazione e al riciclaggio: sono alcune delle ipotesi di reato a carico diLuigi Di Maio contenute in un esposto sull'azienda di famiglia che il deputato Pd Carmelo Miceli ha anticipato che presenterà alla procura di Napoli perché le valuti. "Il M5S e Luigi Di Maio stesso hanno chiesto, nella scorsa legislatura, che i ministri dei nostri governi riferissero in Parlamento su vicende che li riguardavano" ha detto il senatore Alan Ferrari, segretario d'aula del Pd a Palazzo Madama.

L'azienda edile di famiglia che Luigi Di Maio ha deciso di mettere in liquidazione "era una azienda che già da un anno non era in attività, si occupava di edilizia, era un anno che non aveva più commesse, stava aspettando di ricevere dei crediti". Firmata oggi la messa in liquidazione della società. E' per questo che il PD è passato all'attacco, approfittando delle varie indagini in corso, e della stessa ammissione di colpa del padre Antonio Di Maio, che ha ammesso, tra le altre cose, di aver assunto lavoratori in nero nell'azienda.

La risposta dei Renzi - Non si è fatta attendere la risposta di Tiziano Renzi: "I ragazzi che distribuivano i quotidiani erano pagati cash perché trattenevano il loro compenso da ciò che incassavano con la vendita dei quotidiani ma poi ovviamente l'azienda provvedeva al pagamento delle tasse come previsto dalla legge", ha scritto su Facebook il padre dell'ex premier. Miceli, avvocato e membro della commissione Antimafia, ha ricostruito i passaggi dalla ditta del padre del vicepresidente del Consiglio, Antonio Di Maio, alla madre. Prima con la ditta individuale, Antonio Di Maio aveva debiti per centinaia di migliaia di euro. "Mai visto un contratto, alla Speedy il contratto, forse, ce l'avevano in tre o quattro".

Viste le precedenti accuse sempre nel merito del lavoro nero rivolte a Luigi Di Maio, i pentastellati alla fine sperano che "Renzi e il suo partito adesso chiedano scusa e diano spiegazioni sulla vicenda". Ma si tratta di una cifra elevata: circa 180 mila euro.

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