Istat: ad ottobre impennata del tasso di disoccupazione in Italia

Italia la disoccupazione è risalita

Italia la disoccupazione è risalita

Gli analisti, che avevano stimato un tasso di disoccupazione al 10,1%, sono stati totalmente delusi dall'odierna rilevazione dell'Istat.

L'aumento della disoccupazione ha riguardato sia gli uomini che le donne, di tutte le classi d'età.

Nel periodo agosto-ottobre 2018 l'occupazione risulta in calo rispetto al trimestre precedente (-0,2%, pari a -40.000 unità). La stabilità degli occupati su settembre deriva da un aumento dei dipendenti permanenti (+37.000) e da un calo per i lavoratori a termine (-13.000) e degli indipendenti (-16.000). Se si guarda alle fasce di età si conferma la crescita degli occupati tra gli over 50 (+43.000 su settembre, +330.000 su ottobre 2017), grazie soprattutto all'andamento demografico e alla stretta sulle regole per l'accesso alla pensione.

Per il secondo mese consecutivo cresce la stima delle persone in cerca di occupazione (+2,4%, pari a +64.000 unità). La disoccupazione giovanile è attualmente del 32,5% (crescita +0.1 punti). Nel trimestre crescono i dipendenti a termine (+62.000) e calano sia i permanenti (-64.000) sia gli indipendenti (-38.000).

Su base annua, l'occupazione cresce dello 0,7%, pari a +159.000 unità. "Nella media degli ultimi tre mesi l'occupazione è in calo rispetto al trimestre precedente".

La fascia che perde più occupati è quella tra i 35 e i 49 anni (-26.000 sul mese, -168.000 sull'anno). A ottobre si stima un calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,6%, pari a -77 mila unità). L'espansione interessa uomini e donne e si concentra fortemente tra i lavoratori a termine (+296.000); sostanzialmente stabili gli indipendenti, mentre si registra un'ampia flessione dei dipendenti permanenti (-140.000).

Nell'Ue la riduzione della disoccupazione, rispetto all'anno precedente, è stata ancora più evidente: 6,7% (come ad agosto) dal 7,5% nel 2017.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil, con un contributo nullo per i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP) e per la spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP) e negativo per 0,2 punti percentuali per gli investimenti fissi lordi.

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