"Sulla mia pelle" nelle sale il film su Stefano Cucchi

Sulla mia pelle, lo sfogo amaro di Alessandro Borghi. Cosa è successo

Sulla mia pelle, lo sfogo amaro di Alessandro Borghi. Cosa è successo

"Niente può restituirmi mio fratello o togliere a me e ai miei genitori il dolore per la sua perdita, ma penso che anche questo film sarà uno strumento per dare voce ai tanti altri Stefano, a quanti soffrono, subiscono torture, muoiono nell'indifferenza generale".

Alessandro Borghi ha vestito i panni di Stefano Cucchi nel film " Sulla mia Pelle " diretto da Alessio Cremonini.

Tantissima attesa per "Sulla mia pelle". Lo stile adottato è quasi documentaristico, senza retorica, senza perbenismo vengono esposti i fatti in nome dell'oggettività, ed è proprio quello che colpisce di più come un pugno nello stomaco: la cruda verità, dalla quale non riusciamo a rimanere indifferenti. Jasmine Trinca ormai volto del cinema impegnato interpreta Ilaria e tutta la sua forza e il suo coraggio. Stefano è una vittima, ma le vittime non sono eroi, le vittime sono simboli di una sciagura, portano incisi, sulla loro pelle, gli orrori dei loro carnefici, non sono eroi, sono monumenti alla memoria, sono manifesti e parole perse in processi giudiziari troppo lunghi per colmare ferite troppo grandi. Stando alle ultime informazioni, gli organizzatori non avrebbero goduto delle necessarie autorizzazioni, inclusa quella della casa di produzione del film Lucky Red che li avrebbe diffidati, così come riporta il giornale Il Messaggero.

Come dichiarato dallo stesso regista, Sulla mia pelle nasce dal desiderio di strappare Stefano alla drammatica fissità delle terribili foto che tutti noi conosciamo, quelle che lo ritraggono morto sul lettino autoptico, e ridargli vita. Al di là della legittimità o meno di tale decisione, e senza entrare nel merito di un'avversione che forse, a lungo andare e in assenza di una regolamentazione certa in materia di distribuzione online, potrebbe di fatto risultare vana, il pubblico foggiano ha un motivo in più per rammaricarsi di non poter vedere al cinema il film in questione. In tantissimi, dopo la visione, hanno sentito l'esigenza di commentare pubblicamente quanto appena visto, di condividere sui social un sentito applauso a un'opera che, scrivono in tanti, "deve esser vista". Ritrarlo nelle sue contraddizioni, nei suoi errori - le mancate firme di autorizzazione ad alcuni esami e trattamenti - rafforza ancora di più, invece che indebolire, l'indignazione. Più andiamo avanti e più la situazione si complicherà fino a farci entrare in un baratro senza fine e senza via d'uscita. Perché nell'ora e mezza di immagini dalle tinte oscure, quello che traspare è il silenzio che fa muro contro la lotta.

"Abbiamo seguito tutte le fasi della lavorazione del film grazie ai continui aggiornamenti che ci forniva Cremonini, anche in fase di stesura". Così nessuno, nonostante le condizioni fisiche disastrose di Cucchi fossero alquanto evidenti, ha fatto nulla per salvarlo da un sistema che troppo spesso anziché rieducare punisce. "La coscienza non dimentica" e non dovrebbe mai dimenticare, ma il problema è che troppo spesso non la sappiamo ascoltare.

"Altri competitor operanti nei servizi media audiovisivi (Amazon, per esempio), che hanno iniziato a produrre film per il cinema da inserire nei propri listini in abbonamento, condividono l'esistenza di un periodo di esclusiva della sala, consapevoli in tal modo di aumentare il valore commerciale e artistico del film".

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