Warhol, il maestro della pop art in mostra a Roma

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In mostra, dal 3 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019, 170 opere che tracciano la vita e la carriera di uno dei più acclamati artisti della storia, colui che più di tutti ha influenzato l'immaginario collettivo e la cultura visiva nella società dei consumi. Ad accogliere gli ospiti in veste di padrona di casa, Iole Siena, presidente e amministratore di Arthemisia, che ha prodotto e organizzato l'esposizione con Eugenio Falcioni & Art Motors srl.

Nel '63 si trasferisce a lavorare sulla quarantasettesima est, etichettato in breve tempo "Silver Factory", la fabbrica d'argento, per l'aspetto che Billy Name - fotografo e grande amico di Warhol - riuscì a darne riempiendo i muri di carta stagnola.

Seguono le serie su Elvis, su Marilyn, sulla Coca-Cola. Ci sono i jeans della copertina di Sticky Fingers dei Rolling Stones e quella con la banana di The Velvet Underground & Nico. Più ancora sui codici del "pop" che Warhol ha ideato.

A quanti erano attratti dall'idea di avere da lui una definizione della sua pop art Wahrol amava ripetere che non voleva essere incasellato in un genere, poichè il suo era un "modo di vedere la realtà filtrando, scomponendo e rimontando le immagini sotto gli occhi di tutti, e ponendovi sopra una patina estetizzante che vela e rivela tratti non immediatamente percepibili".

Sono gli anni '70 e '80 a incoronarlo come il più prolifico e noto artista vivente, un'icona dalla vita straordinaria, tra i più grandi rivoluzionari, del linguaggio artistico e culturale, di tutti i tempi. Un artista che diceva di non volersi occupare di politica, ma che condizionava le masse; che sosteneva di non ricercare alcun messaggio impegnato nelle sue opere, ma che intercettava quella voglia di apparire. Il percorso espositivo inizia con alcune delle sue opere più iconiche, come la serie del 1969 Campbell's Soup, realizzata con la tecnica della serigrafia, seguita dai ritratti dedicati a Marilyn Monroe, Mao Tse-tung, Liz Taylor, fino ad arrivare ai Self portait.

Ma ci sono anche le preziose polaroid dell'epoca, che rappresentano anche il punto di partenza per la realizzazione dei ritratti serigrafici e i celebri self portrait: Grace Jones (1984), la Principessa Carolina di Monaco (che finì sulla copertina di "Vogue" nel 1984), i ritratti di noti stilisti come Valentino (1973) e cantanti come Paul Anka (1975), Stevie Wonder (1972) e Carly Simon (1979).

Chiude l'ampia selezione un omaggio al mondo cinematografico celebrato in mostra attraverso i ritratti di Liz (1964), Judy Garland (1985), Silvester Stallone (1980) e Arnold Schwarzenegger (1977).

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