Ritorna il colera: due immigrati dal Bangladesh ricoverati a Napoli

“Torna il colera a Napoli”, titolo vergognoso di Libero. Lucarelli (Odg Campania): “Fango sulla città”

“Torna il colera a Napoli”, titolo vergognoso di Libero. Lucarelli (Odg Campania): “Fango sulla città”

"Lo hanno portato gli immigrati". Colpa del titolo che ha provocatoriamente sparato in prima pagina nell'edizione di giovedì: "Torna il colera a Napoli". La parola chiave è quindi plebe, termine particolarmente progressista, definito giusto nei primi secoli della repubblica romana (duemila, duemilacinquecento anni fa, non troppo). "Al di là delle speculazioni giornalistiche, come quella del vergognoso titolo di Libero, c'è una situazione sotto controllo che non crea alcun pericolo perché tutte le persone che in qualche modo sono entrate in contatto con la donna e il bambino sono state controllate e sottoposte alle cure del caso per scongiurare ogni possibilità di contagio", ha aggiunto Borrelli per il quale "questa vicenda ha dimostrato l'efficienza della rete ospedaliera campana che, in questo caso, ha funzionato alla perfezione". "Il vibrione è stato isolato nelle feci di un piccolo paziente di 2 anni, trasferito dal Santobono, e sulla mamma, rientrati recentemente da un viaggio in Bangladesh e residenti a Sant'Arpino, in provincia di Caserta". Oggi le condizioni mediche della mamma e del neonato sono in miglioramento.

Una situazione che "non desta preoccupazioni" come ha sottolineato con un comunicato il direttore scientifico dell'Inmi (Istituto nazionale malattie infettive) Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito.

"La situazione sanitaria allo stato e' sotto controllo sia dal punto di vista clinico sia epidemiologico trattandosi di casi ad origine extranazionale". Madre e figlio originari del sud-est asiatico vengono ricoverati all'ospedale Cotugno di Napoli con la diagnosi di colera: una malattia infettiva che causa diarrea la cui trasmissione può avvenire per ingestione di acqua o di alimenti contaminati dal batterio, oppure per via diretta in condizioni igienico sanitarie precarie. Il picco della malattia avviene con una veloce disidratazione e l'incubazione varia da uno a cinque giorni.

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