Libia: media, raggiunto accordo per cessate il fuoco

Caos in Libia, Matteo Salvini: “No a interventi militari dell’Italia, dobbiamo perseguire la pace”

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Le milizie libiche che si stanno scontrando a Tripoli hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco. Spicca per la sua assenza l'Italia. Oggi l'ambasciata degli Stati Uniti a Tripoli, come riporta il sito Alwasat che cita il portavoce della Protezione civile libica Osama Ali, è stata data alle fiamme.

Dopo 9 giorni di scontri è drammatico il bilancio nel paese: durante i combattimenti le vittime sarebbero almeno 61 e i feriti 159, ci sarebbero inoltre 12 persone che risultano "scomparse". I danni alle infrastrutture petrolifere, la chiusura dell'aeroporto, lo sgombero di un centro di detenzione per migranti dove si trovavano centinaia di persone e infine un'evasione di massa dalla prigione di Ain al Zara, vicino alla capitale. Il capo politico del M5s si era detto convinto della necessità di "coinvolgere tutti, mettere al tavolo tutti e tra questi anche paesi del Mediterraneo che possono essere importanti nella stabilizzazione della Libia, anche paesi come l'Egitto e la Russia".

A fronteggiarla sono una serie di milizie che formano unità speciali dei ministeri dell'Interno e della Difesa del governo di Sarraj: le Brigate Rivoluzionarie di Tripoli, la Forza speciale di Dissuasione (Rada), la Brigata Abu Selim e la Brigata Nawassi, che ricevono finanziamenti dall'Ue.

Nonostante gli appelli per un immediato cessate il fuoco, ribaditi in ultimo anche dal primo ministro libico, la situazione è palesemente vicina al collasso, con i ribelli vicini al vecchio regime di Gheddafi in avvicinamento alla capitale. Una valanga di soldi che per una popolazione di appena sei milioni di libici rappresentava un argomento molto più convincente di qualsiasi opzione militare.

Imposto dalle Nazioni Unite attraverso una forzatura che Roma ha sponsorizzato e favorito fino all'inverosimile, Al Serraj è però sempre rimasto sempre ostaggio delle milizie islamiste che controllavano ciascuna la propria fetta di città, secondo uno schema disegnato dai clan locali che, nel proteggerlo, si garantivano gli introiti di ogni traffico lecito e illecito. Sotto accusa, questa volta, la lotta tra le milizie che hanno insanguinato Tripoli e la responsabilità di Parigi nel caos libico dall'inizio dell'operazione Harmattan nel 2011. In particolare, la Settima Brigata di Tarhuna - legata a Salah Badi, ex leader di Libya Dawn, un raggruppamento di milizie islamiste che già in passato ha provato a prendere la capitale - ha sferrato un attacco contro milizie rivali, fedeli al Governo di Accordo Nazionale guidato da Fayez al-Sarraj.

Salvini attacca la Francia per la situazione nel Paese: 'La Libia non è più un porto sicuro?

"Come ha sottolineato il Segretario generale il 2 settembre scorso - prosegue la nota - tutte le parti devono immediatamente cessare le ostilità e rispettare l'accordo di cessate il fuoco promosso dalle Nazioni Unite".

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