Francesco ignora Viganò: "Dinanzi a chi cerca scandalo, silenzio e preghiera"

Papa Francesco Messa a Santa Marta

Papa Francesco Messa a Santa Marta

Mentre ambienti giudiziari vicini alla Penitenzeria Apostolica (il dicastero che giudica i grandi peccati commessi dai chierici contro la fede e la persona del Papa) incominciano a pensare seriamente a verificare la posizione dell'ex nunzio. Giunto nella sinagoga, Gesù è accolto da una grande curiosità: tutti vogliono vedere con i propri occhi le grandi opere di cui è stato capace in altre terre. Lo portarono sul ciglio del monte per buttarlo giù. Questo passo del Vangelo finisce così: "Ma Egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino". "Dinanzi a chi provoca lo "scandalo" e la "divisione", dinanzi ai "cani selvaggi" che cercano la guerra e non la pace, non serve nient'altro", e poi conclude, "Il silenzio che vince, ma tramite la Croce". Il racconto evangelico permette di "riflettere sul modo di agire nella vita quotidiana, quando ci sono dei malintesi" e di comprendere "come il padre della menzogna, l'accusatore, il diavolo, agisce per distruggere l'unità di una famiglia, di un popolo". Un modo per "colpire l'attendibilità e l'autorevolezza di Gesù come Maestro", osserva il Papa, "perché dicevano questo Maestro lascia che i discepoli non compiano le prescrizioni della tradizione". Silenzio. Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa. Non è facile, quello che ha fatto Gesù; ma c'è la dignità del cristiano che è ancorata nella forza di Dio.

"La verità è mite, la verità è silenziosa", "con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione e la distruzione", l'unica strada da percorrere è quella del "silenzio" e della "preghiera", ha detto il Papa nell'omelia.

Papa Francesco ha concluso la sua omelia con questa preghiera: "Il Signore ci dia la grazia di discernere quando dobbiamo parlare e quando dobbiamo tacere. E questo in tutta la vita: nel lavoro, a casa, nella società", afferma Francesco. "Così saremo più imitatori di Gesù".

Secondo mons. Carlo Maria Viganò il Papa sapeva benissimo chi fosse Davis e il Vaticano avrebbe approvato l'incontro con largo anticipo. Ma non solo, nonostante i suoi sforzi per rimanere al di fuori dello scontro tra fazioni all'interno della Chiesa, scrive il Post, "Benedetto è stato usato come un simbolo di resistenza dai tradizionalisti che si oppongono al papato riformista di Francesco".

Dalla Penitenzeria Apostolica non giungono, in verità, segnali incoraggianti per Viganò, che "al di là della velleitaria, discutibile ed inconcludente richiesta avanzata al papa di dimettersi, potrebbe essere fatto oggetto di eventuali procedimenti per altri motivi, vale a dire l'aver disatteso al giuramento di riservatezza e di segreto che tutti i dipendenti della Santa Sede, laici ed ecclesiastici, sono tenuti a rispettare", ragiona l'arcivescovo Francesco Girotti, giurista, collaboratore di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e di papa Francesco, reggete emerito della Penitenzeria. Un silenzio reiterato anche in questi giorni, come confermato dal rifiuto del suo segretario personale, l'arcivescovo Georg Ganswein.

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