Libia: governo Sarraj, attaccare milizie fuorilegge

La Libia è ancora nel caos: violenti scontri tra milizie a Tripoli

La Libia è ancora nel caos: violenti scontri tra milizie a Tripoli

Lo riferisce un tweet dell'emittente libica Al Ahrar citando l'Ospedale da campo della capitale. La notizia non è stata confermata da fonti indipendenti. La situazione si è deteriorata negli ultimi mesi a causa del limitato accesso all'acqua potabile, alle strutture igienico-sanitarie e all'assistenza sanitaria, condizioni che hanno avuto conseguenze sulla salute fisica e mentale dei detenuti.

Il ministro dell'Interno del governo di Accordo nazionale libico, generale Abdel Salam Ashour, ha annunciato il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco con le milizie attive nel sobborgo sud-orientale di Tripoli. Al Sarraj, ha invitato i contendenti a rispettare l'ultimo cessate il fuoco, invitando le forze nelle regioni occidentali e centrali a garantire che le milizie rivali si attengano alla tregua.In particolare, le forze mandate dal capo della GNA saranno responsabili di assicurare il ritiro delle due forze rivali dalla prima linea e il "ritorno alla vita normale" nelle aree colpite dai combattimenti.In una dichiarazione congiunta, le ambasciate di Stati Uniti, Francia, Italia e Regno Unito hanno sottolineato giovedì la loro preoccupazione "dai recenti combattimenti a Tripoli che destabilizzano la situazione e mettono in pericolo la vita della popolazioni civili innocenti". "Credo profondamente nel ripristino della sovranità libica: in questo Paese che è diventato teatro di tutti gli interessi esterni, il nostro ruolo è quello di riuscire a far progredire l'accordo di Parigi dello scorso maggio", ha detto Macron parlando a Parigi davanti a 250 ambasciatori. Non dovrebbero essere prigionieri semplicemente perché cercavano sicurezza o una vita migliore.

"Queste persone, già estremamente vulnerabili, si trovano adesso intrappolate in un altro conflitto senza la possibilità di fuggire", ha aggiunto.

Trecento migranti sono stati evacuati dal centro di detenzione di Ain Zara, circondato dalle milizie, in un'operazione coordinata da UNHCR, l'organizzazione internazionale per i migranti (IOM), Medici Senza Frontiere, l'ufficio di coordinamento degli Affari Umanitari e l'agenzia anti-immigrazione illegale, che li hanno trasferiti al centro di detenzione di Abu Selim.

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