Brexit: si dimette anche Boris Johnson. Corbyn: "May ceda il passo"

Gran Bretagna sfida a May si dimette Davis ministro della Brexit

Gran Bretagna sfida a May si dimette Davis ministro della Brexit

"Il sogno sta morendo, soffocato da un'inutile insicurezza", ha scritto alla May nella lettera di dimissioni. Lo riferisce l'agenzia Pa. Una doppietta di dimissioni che mette in grande difficoltà il governo di Londra.

Le sue dimissioni seguono quelle del ministro per la Brexit, David Davis, e del suo numero 2, Steve Baker.

Il ministro per la Brexit, David Davis, si è dimesso in polemica con la premier Theresa May e la sua linea conciliante con la Ue sui termini di uscita dall'Unione europea. Ora però si è aggiunta la nuova grana Johnson.

Secondo fonti citate dal quotidiano britannico The Guardian, Davis ha confidato ad amici di non poter sostenere la linea della premier, che prevede la creazione di un'area di libero scambio tra Unione Europea e Regno Unito sulla base di regole comuni. L'ormai ex ministro ha motivato le sue dimissioni sottolineando che "era abbastanza chiaro che io non sostenessi" il piano, considerato "troppo debole".

Johnson e Davis erano ministri chiave nell'ufficio della May, erano sostenitori di una "hard Brexit".

Theresa May è appesa a un filo. "Il primo ministro ringrazia Boris per il suo lavoro svolto".

Sono due duri colpi per il governo di Theresa May: la premier sta cercando in tutti i modi di far sì che il partito conservatore trovi l'accordo su una Brexit che, anche dopo il divorzio, mantenga forti legami economici con l'Ue.

Concessioni interpretate da diversi deputati della corrente dei falchi come un cedimento, ma su cui inizialmente la premier sembrava aver ricomposto una sia pur fragile unanimità in seno al gabinetto, ora rotta da Davis. Da quello dell'opposizione laburista di Jeremy Corbyn - indicata in corsia di sorpasso in caso di ritorno alle urne da un ultimo sondaggio pubblicato giusto ieri - si guarda invece apertamente a questo punto allo sbocco ravvicinato di un possibile nuovo voto entro pochi mesi.

Né manca chi, dalla trincea dei 'remainer' più irriducibili, rilancia alla fine di tutto il processo anche lo scenario di un referendum bis sulla Brexit.

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