Per il consiglio superiore di Sanità l'erba legale potrebbe essere pericolosa

Il Consiglio Superiore di Sanità boccia la vendita della

Il Consiglio Superiore di Sanità boccia la vendita della "cannabis light"

Il Consiglio superiore di Sanità ha espresso parere negativo sui negozi di cannabis light fioriti in tutta Italia suggerendo di bloccare la vendita delle infiorescenze di canapa poiché non se ne può escludere la pericolosità per la salute. Un fulmine a ciel sereno, ora che la vendita e la diffusione della cannabis light stanno spopolando. Tracce dell'uso antinfiammatorio della cannabis si trovano anche nella storia dell'antica Grecia. Il Canada ha approvato perfino l'uso ludico della cannabis, e qui per le solite dinamiche politiche e di lobby si è deciso di porre il proprio parere in merito alla cannabis light che attualmente non è nemmeno destinata all'uso e consumo umano.

Risposte (tranne la numero 4) tratte dal libro Cannabis e Marijuana di Daniela Parolaro, Riccardo Fesce, Claudia Valtorta, Franco Angeli Ed., in accordo con la Casa editrice.

Gli esperti, che erano stati consultati dallo stesso segretario generale del Ministero, hanno dunque invitato a vietarne la libera vendita nell'interesse della salute pubblica. A scriverlo nero su bianco è il Consiglio superiore di Sanità (Css), perché "non può esserne esclusa la pericolosità". In base a questo parere infatti, il ministero potrebbe ora intervenire con una apposita norma.

Al CSS sono stati posti due quesiti: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana, e se possano essere messi in commercio e a quali condizioni.

Queste le motivazioni: "La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine".

Il Consiglio superiore di Sanità ha quindi la facoltà di esprimere pareri ma non di deliberare e tali pareri non devono essere necessariamente osservati dall'organo che li ha richiesti, in questo caso il ministro. A riaccendere i riflettori sulla cosiddetta marijuana leggera è stato un parere del Consiglio superiore di sanità (Css), richiesto nei mesi scorsi dal ministero della Salute. In Italia oltre 4mila ettari coltivati, circa 2mila piccoli produttori e un giro d'affari potenziale da 40 milioni di euro.

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