Incontro Trump-Kim, tutto quello che c’è da sapere sul summit

Donald Trump e Kim Jong-Un

Donald Trump e Kim Jong-Un

Davanti alle telecamere, i due leader si sono stretti nuovamente la mano allungandosi sul tavolo lungo il quale erano seduti i partecipanti al summit. Con il tappeto rosso sistemato ovunque, i due leader dei due Paesi si sono stretti la mano per la prima volta da 70 anni avendo come sfondo le bandiere dei due Paesi: è durata più di 10 secondi, con Trump che ha rafforzato il contatto col giovane leader poggiando brevemente anche la mano sinistra sul braccio destro di Kim. "Dal punto di vista pratico il documento firmato vale zero", afferma Andrei Lankov, professore universitario e politologo a Seul.

L'opinione pubblica è stata influenzata dall'incontro tra Trump e Kim Jong-un. Forse Lankov è ingeneroso e ha troppa memoria di fallimenti passati per essere ottimista. Trump assicura che la parte tecnica del negoziato comincerà a giorni e oltre a Mike Pompeo vi parteciperà anche John Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale che vorrebbe chiudere con il "Modello Libia": consegna immediata delle armi. Entrambi fanno sapere che il passato è alle spalle, ma Kim ha una guardia del corpo che controlla addirittura la penna con cui firma, che la prudenza non è mai troppa. La testa di ponte, come accennato, nel caso sarebbero probabilmente business sudcoreani: tre quarti delle aziende del Paese nei sondaggi locali si dicono adesso disposte a investire a Nord.

Pechino promette un "ruolo costruttivo", "rallegrandosi" per il buon esito del vertice. Ma non solo: l'ex stella dei Bulls con Jordan e Pippen si è detto disponibile ad agire diplomaticamente per sedare i venti di guerra che soffiavano tra Washington e Pyongyang.

Sulla questione dei due leader, che rappresentano la minaccia più grande, il 43% ha optato a favore di Kim Jong-un, mentre il 42% ha risposto Vladimir Putin. Stranamente subito dopo Kim ha lanciato una bordata di minacce, facendo quasi saltare Singapore.

Più in concreto: Donald Trump è troppo palesemente inadeguato, troppo borioso e narcisista, troppo egocentricamente e amoralmente concentrato sul proprio "apparire" e troppo strutturalmente ignorante - ignorante dell'ignoranza di chi si crede al di sopra del sapere - troppo simile, per mentalità e atteggiamento, a un dittatorello da repubblica delle banane per essere comparato a qualsivoglia predecessore, buono o cattivo che sia. Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump nella conferenza stampa seguita al vertice. Uno che per Kim Jong-un e il suo Paese è andato ancora meglio dell'originale, comunque trionfale. Ha portato Kim a Panmunjom, ha comunicato alla Casa Bianca che il Maresciallo era pronto a incontrare Trump e a discutere di tutto, compresa la denuclearizzazione. La Sud Corea è in prima linea. E' stato dunque il canto del cigno di élite europee che incuranti dell'opinione di gran parte dei loro cittadini si sono assegnate il compito di tutori di un ordine economico, commerciale e politico che sta franando.

Shinzo Abe è stato il primo leader mondiale a correre da Trump quando è stato eletto.

A fine maggio, Chrystia Freeland, ministro degli Affari esteri del Canada, aveva presentato il piano di ritorsioni contro gli Usa, annunciando dazi su beni americani, acciaio e allumiminio inclusi per un valore di $12,8 miliardi circa (il valore complessivo delle esportazioni canadesi di acciaio e alluminio dello scorso anno verso gli Stati Uniti).

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