Comunità pakistana, autopsia su Sana

Voleva sposare un italiano 25enne pakistana sgozzata dai familiari

Voleva sposare un italiano 25enne pakistana sgozzata dai familiari

Il padre Mustafa e il primo figlio, non sono mai stati arrestati dalla autorità pachistane. La ragazza era molto conosciuta in città: dopo gli studi aveva lavorato in una scuola guida.

E sempre nello stato del Punjab, qualche giorno fa tre studentesse universitarie sono state sfregiate con l'acido perché una di esse - sostenuta dalle altre due - avrebbe rifiutato una proposta di matrimonio. Un delitto d'onore, pare, come se ne registrano da tempo in Pakistan e nonostante una legge del 2016 sia intervenuta sul tema, a partire dai matrimoni combinati.

C'è un colpo di scena sulla morte della giovane italo pakistana, Sana Cheema. Ma non esistono notizie al riguardo.

Dopo aver dato fuoco alla donna che diceva di amare, Juggar si è dato alla fuga ma è stato rintracciato dalla polizia. L'uomo risiede nello stesso quartiere di Brescia ed è in contatto con la famiglia di Sana, attualmente in Pakistan. "L'ho sentito scosso e triste da quanto accaduto, e mi ha confermato che la figlia è morta a causa di un malore", ha dichiarato il vicino tunisino. Però a gennaio era tornata in patria. Agli amici aveva detto che sarebbe stata via un paio di mesi. Da qui il fermo dei familiari con l'accusa più infamante, anche se nella comunità pakistana bresciana in molti non credono al brutale assassinio (si parla di un malore o di un suicidio) e rimangono comunque elementi di dubbio sulla dinamica dei fatti. Quindi, lui l'ha cosparsa di cherosene e l'ha bruciata viva. Cresciuta a Brescia dove aveva recentemente aperto un'autoscuola per stranieri, secondo alcuni, sarebbe stata uccisa, sgozzata da padre e fratello che volevano imporle un matrimonio combinato nel paese d'origine. La vicenda ha avuto un risalto nazionale ponendo Brescia al centro, proprio come era già successo con il caso di Hina Saleem a Ponte Zanano di Sarezzo.

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