Telecom: Cdp in campo, il rebus delle assemblee

Ottima partenza per Telecom Italia

Ottima partenza per Telecom Italia

Per Vivendi si apre quindi un altro fronte, estremamente importante, dal momento che la discesa in campo (per usare un'espressione nota in ambienti politici) è da interpretare come una chiara posizioni anti-Francia, che potrebbe trovare i favori di Elliott. A quanto pare, la scelta del Ministero dell'Economica attualmente sarebbe quella di rilevare il 5 per cento della compagnia controllata da Vivendi per il 24 per cento. Occhi puntati soprattutto sulla rete, come evidenziano stamani diversi broker, da Mediobanca a Equita Sim, indicando che un ingresso di Cdp in Tim avvalorerebbe un progetto di separazione legale e poi cessione parziale della rete, che potrebbe favorire infine una fusione con Open Fiber. "Dove gli operatori non hanno seguito questa strategia, si sono creati rischi inutili per una resa molto debole o nulla". La Cdp, interpellata dall'Ansa, non commenta.

"La Società informa che il prossimo 9 Aprile 2018 si riunirà il Consiglio di Amministrazione per discutere delle eventuali azioni a valle della decisione del Collegio Sindacale di integrare l'agenda dei lavori dell'Assemblea (già convocata per il 24 aprile 2018), sulla base della richiesta formulata dai soci Elliott International LP, Elliott Associates LP e The Liverpool Limited Partnership". Lo ha dichiarato Arnaud de Puyfontaine, chief executive officer di Vivendi, in merito alla lista dei 10 candidati per il rinnovo del cda per l'assemblea del 4 maggio. Tim ricorda pertanto ai soci interessati il termine del 9 aprile per la presentazione delle liste di candidati per la nomina del Cda e, secondo quanto trapela, Assogestioni avrebbe rifiutato l'offerta di Elliott per la presentazione di una lista unitaria, in primis essendo impossibilitata per statuto a presentare una lista di maggioranza. All'orizzonte c'è l'ipotesi di un ricorso d'urgenza in Tribunale per stoppare l'intervento del Collegio Sindacale, ritenuto un'ingerenza. Nel dossier si accendeva il faro sullo scorporo della rete fissa da Telecom Italia e sul suo passaggio sotto il controllo della Cassa depositi e prestiti.

Ma Genish rivendica "una visione industriale di lungo periodo" e la disponibilità di Vivendi a investire, che al mercato può piacere più di un ritorno ad una nazionalizzazione in versione "nocciolino duro" che sembra invece avere incontrato il via libera di tutte le forze politiche italiane, stante anche la considerazione che la Caisse des dépots et consignations, ossia l'equivalente francese della Cdp, socia al 3% di Vivendi, non si è mai fatta scrupolo di andare più volte in assemblea di Telecom Italia con una quota sopra l'1%.

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