Israele: migranti, raggiunta l'intesa con l'Onu

Gaza: Israele, no inchieste. Scontro con Erdogan

Gaza: Israele, no inchieste. Scontro con Erdogan

E in effetti anche da Tel Aviv è arrivata una smentita: "L'Italia era solo un esempio di un paese occidentale: il primo ministro non intendeva in modo specifico l'Italia" ha detto una fonte dell'ufficio di Benyamin Netanyahu rispondendo ad una domanda dell'Ansa sulle affermazioni del premier. Il governo aveva trovato la soluzione all'emergenza migranti provenienti dall'Africa - soprattutto Eritrea e Sudan - ed entrati illegalmente nel Paese. Oltre quarantamila hanno attraversato la frontiera lungo il Sinai, difficile da controllare, finché nel 2012 la costruzione di un muro lungo il confine ha ridotto gli ingressi a poche decine all'anno.

Il ministero degli Esteri ha sottolineato l'estraneità del nostro Paese "nell'ambito del patto bilaterale tra Israele e l'Unhcr per la ricollocazione, in cinque anni, dei migranti che lo Stato Ebraico si è impegnato a non respingere". "Sempre convinti delle ragioni di Israele, anche in questi giorni tragici, leggiamo sbigottiti di intese Israele-Onu per mandare profughi africani in paesi occidentali, tra cui l'Italia". Alcuni gruppi impegnati per la difesa dei diritti umani avevano però portato il piano di espulsioni di massa del governo israeliano di fronte all'Alta corte d'Israele, che il 15 marzo aveva sospeso temporaneamente la sua applicazione.

Alla fine viene scongiurata la "temuta deportazione" in Africa di circa 16mila richiedenti asilo, per ora immigrati irregolari in Israele: il governo di Benjamin Netanyahu ha firmato l'accordo con l'Onu allo scopo di annullare il controverso piano di espulsioni messo in atto nelle scorse settimane.

Il piano, nel frattempo, era stato molto criticato: sia perché riguardava persone che vivevano e lavoravano in Israele da parecchi anni, sia perché non era stato accettato da attivisti, rabbini e sopravvissuti all'Olocausto, tra gli altri, che avevano sostenuto che adottare misure del genere sarebbe stato contrario ai principi fondativi stessi dello stato di Israele. La presenza dei migranti in Israele è una questione politica, con Netanyahu che si riferisce a loro come "non rifugiati ma infiltrati illegali".

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