Agrigento, sequestrati beni per oltre 120 milioni di euro

Sequestrati i beni di Calogero Romano

Sequestrati i beni di Calogero Romano

Maxi sequestro di beni eseguito dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, su provvedimento della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Agrigento e su proposta della Procura di Palermo, che ha apposto i sigilli su aziende, immobili, auto e conti correnti nella disponibilità di Calogero Romano, imprenditore di Racalmuto.I beni sequestrati hanno un valore complessivo di oltre 120 milioni di euro.

Si chiama Calogero Romano, è un imprenditore di successo originario di Racalmuto, città in provincia di Agrigento in cui viveva anche Leonardo Sciascia, e la sua storia di uomo d'affari a capo di una società che produceva calcestruzzo e di recente è passata alla realizzazione di reti telematiche in tutta la Sicilia Occidentale si intreccia con quella di Cosa Nostra: Romano, infatti, 25 anni fa avrebbe consentito l'ingresso un società di mafiosi onde evitare di dover pagare il pizzo.

Per tale ragione, il Tribunale di Barcellona P.G. ha delegato ai finanzieri della locale Tenenza il sequestro di tre unità abitative e di depositi bancari di proprietà del legale rappresentante della società, che è attualmente indagato presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Barcellona P.G. per il reato di omesso versamento IVA, reato che prevede la pena della reclusione da sei mesi a due anni. Una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa arrivata anche grazie alla testimonianza del collaboratore di giustizia Ignazio Gagliardo, che era stato il suo punto di riferimento nei rapporti con Cosa Nostra.

Lo stesso aveva intrattenuto rapporti diretti con "Cosa Nostra" agrigentina, beneficiando dell'appoggio e della protezione di esponenti della famiglia di R.omano, al fine di ottenere vantaggi per le proprie imprese, operanti nel settore edilizio e nel mercato del calcestruzzo. È nata così la Program Group Racing Engineering srl proprietaria dell'Autodromo internazionale Valle dei Templi di Racalmuto. "Per quei lavori - riporta la Guardia di Finanza - l'imprenditore ha fatto sistematicamente ricorso a sovrafatturazioni delle forniture di calcestruzzo, per precostituire fondi neri necessari al sostentamento della famiglia mafiosa di Canicattì".

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