Ma c'è fiducia in Mattarella

Ma c'è fiducia in Mattarella

Ma c'è fiducia in Mattarella

E' testa a testa tra il Centrodestra, con la Lega forza trainante, e il Movimento Cinque Stelle, primo partito.

La Commissione Ue non commenta per ora i risultati elettorali in Italia perchè non sono ancora definitivi, ma ribadisce la "fiducia nel presidente Mattarella che sarà in grado di facilitare la formazione di un Governo stabile": lo ha detto il portavoce del presidente Jean Claude Juncker.

La suggestione invece che prenda corpo un governo formato da M5S e Lega è supportata, al momento, dalle convergenze programmatiche e dai numeri in Parlamento.

Tutti guardano al Colle: è lì, al Quirinale, che si decidono i destini dell'Italia dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018. Come ampiamente pronosticato da molti osservatori un minuto dopo l'approvazione del Rosatellum, nessuno ha ottenuto il 40% necessario a governare l'Italia. Quanto alla coalizione di centrodestra essa risulta sì la più votata, ma alla Camera è sotto di 52 seggi per il raggiungimento della soglia di maggioranza, mentre al Senato le mancano 24 voti.

Sarà Sergio Mattarella, come da Costituzione, a risolvere questo rebus, sempre ammesso che i partiti lo mettano nelle condizioni di poterlo fare. È di questo avviso l'ex presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, che ha affermato: "Adesso il Pd dichiari subito la disponibilità a supportare, anche dall'esterno, un governo a guida M5S".

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, ha votato alle 8.30 nella sezione 535 della scuola Giovanni XXIII a Palermo nel quartiere Libertà. "Sono sicuro che il presidente della Repubblica saprà guidare questo momento con autorevolezza e sensibilità come ha sempre fatto", ha detto Di Maio. Al Senato, dove un eventuale maggioranza M5S-Lega sarebbe molto più risicata che alla Camera, questo aspetto potrebbe essere determinante. "Siamo aperti a un confronto con tutte le forze politiche". Potrebbe verificarsi allora un'alleanza Cinque Stelle-Pd? Ma visto lo scenario uscito dalle urne e l'inconciliabilità professata prima del voto neanche l'ipotesi di uno stallo e di un nuovo ricorso alle urne in autunno pare più così peregrina.

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