Iran, spari sui manifestanti: "Due vittime"

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Nelle ultime ore i dimostranti hanno preso di mira stazioni di polizia e caserme. Nella notte è stata pubblicata una nota ufficiale per annunciare che "il governo agirà contro chi utilizza la violenza e crea disordine". "Ora - ha detto - dobbiamo concentrarci sull'importanza del sistema, della rivoluzione, degli interessi nazionali, della sicurezza e della stabilità della regione".

Ma cosa chiedono le persone che scendono in piazza?

Protestano nel Sistan Baluchistan perché il governo non ha saputo trovare una soluzione al problema delle risorse idriche, puntando il dito sulla corruzione e sull'incapacità degli amministratori pubblici, e chiedendo un immediato intervento prima della fine dell'inverno.

Tutte le autorità iraniane, anzi, sostengono che nessun proiettile sarebbe stato sparato sulla folla dalla polizia o da altre forze di sicurezza, nonostante molte manifestazioni non fossero state autorizzate.

La televisione di Stato ha riportato che almeno dieci persone sono state uccise in questi giorni, ma sono stati segnalati anche trecento arresti fra Teheran ed Arak, dove peraltro dodici agenti di polizia sono rimasti feriti negli attacchi all'ufficio del Governatorato locale.

Le proteste sono iniziate giovedì a Machhad, la seconda città del paese, per poi propagarsi altrove. Pur attaccando il presidente americano Trump per le sue "interferenze" e il sostegno su Twitter agli iraniani in piazza, Rohani riconosce tuttavia che il popolo non è solo preoccupato per motivi economici, ma anche "per la corruzione e la trasparenza". "La critica è diversa dalla violenza e dal danneggiamento della proprietà pubblica", ha affermato. "Gli abitanti di Izeh hanno manifestato come avviene altrove nel Paese contro le difficoltà economiche e, sfortunatamente, due persone sono rimaste uccise e altre ferite - ha riferito il deputato - Non so se i colpi siano arrivati dalle forze dell'ordine o dai manifestanti".

Il gruppo di opposizione del MEK cerca impropriamente di far suoi i filmati che arrivano dal Paese, incitando alla rivolta soprattutto con messaggi scritti in arabo (diretti quindi alle minoranze), fornendo ai media l'immagine di una protesta di dimensioni ben superiori a quelle reali. Ma intanto negli Stati Uniti il presidente Donald Trump ha già avvertito che "il mondo sta guardando" con attenzione a cosa accade in Iran e ha avvertito Rohani: "I regimi oppressivi non possono durare per sempre".

Molti altri si lanciano in improbabili comparazioni con le proteste del 2009 all'indomani delle elezioni presidenziali, tracciando correlazioni con l'onda verde e attribuendo ai fenomeni attuali una dimensione politica che invece - almeno ad oggi - manca del tutto. Più pungente è stata la risposta del portavoce del ministro degli Esteri, Bahram Gashemi, il quale ha parlato "dichiarazioni ingannevoli, ipocrite e opportunistiche".

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