Istat: i redditi tornano a salire, ma cresce anche l'incubo povertà

Istat: i redditi tornano a salire, ma cresce anche l'incubo povertà

Istat: i redditi tornano a salire, ma cresce anche l'incubo povertà

Sui dati sulla povertà in Italia diffusi dall'Istat si è espresso anche il Codacons, attraverso un comunicato ufficiale, in cui viene lanciata un'accusa alla classe politica: "I dati diffusi oggi dall'Istat ci dicono che in 10 anni il numero di persone a rischio povertà o esclusione sociale ha subito una abnorme crescita - spiega il presidente Carlo Rienzi - Nel 2006, infatti, il 25,9% della popolazione (pari a 15.315.000 individui) era a rischio esclusione o povertà, contro il 30% dei residenti registrati nel 2016 (18.136.663 individui)". Sono questi i risultati dell'indagine Eu-Silc del 2016 rivelati dall'Istat nel Report Condizioni di Vita, Reddito e Carico Fiscale delle Famiglie.

Secondo l'Istat, "aumentano sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%)".

Il Mezzogiorno resta l'area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Nel Centro del Paese si raggiunge un quarto della popolazione, con il 25,1. Mentre le famiglie che sono maggiormente esposte all'esclusione sociale sono quelle numerose, con cinque o più componenti.

Allo stesso tempo, però, l'Ente ha rilevato anche la crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie.

"Ma sul tema del contrasto alla povertà, i Governi Renzi e Gentiloni hanno reso possibile un passo avanti di importanza fondamentale per il nostro sistema di welfare: l'introduzione della prima misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà, il Reddito d'Inclusione, grazie agli stanziamenti più alti mai previsti nella storia del nostro Paese (2 miliardi di euro nel 2018 per giungere ad oltre 2,7 miliardi a partire dal 2020, con un indiscutibile trend orientato ad ulteriori incrementi). - aggiunge l'esponente dem - Un Paese, dunque, che si è finalmente riallineato al quadro europeo, nel rispetto proprio della strada indicata più volte dalle Istituzioni dell'Unione". Il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2014). Il cuneo fiscale e contributivo è stato pari al 46% del costo del lavoro, in lieve calo rispetto agli anni precedenti (46,2% nel 2014, 46,7% nel 2012).

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