Trump: "Sposto ambasciata a Gerusalemme"

Miccia Gerusalemme che succede ora? L'appello del Papa

Miccia Gerusalemme che succede ora? L'appello del Papa

Lo stesso presidente francese Emmanuel Macron aveva ieri espresso la sua preoccupazione sullo status di Gerusalemme, ricordando a Trump che qualsiasi scelta dovrà sempre fondarsi sugli accordi di pace tra israeliani e palestinesi. Oltre all'aumento del rischio terrorismo. Le sue richieste sono state formulate prima con l'enciclica In multiplicibus curis del 1948, dove Pio XII invoca la necessità di garanzie internazionali per assicurare "sia il libero accesso ai Luoghi santi in tutta la Palestina, sia la libertà di culto e il rispetto delle tradizioni religiose e di costume", e poi nella Redemptoris nostris del 1949, nella quale leggiamo che è "di fondamentale importanza che sia garantita la debita protezione e immunità a tutti i luoghi santi della Palestina, non solo a Gerusalemme, ma anche in altre città e villaggi".

Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha descritto la questione di Gerusalemme come una "linea rossa" che potrebbe compromettere i rapporti di Israele con il resto del mondo.

Gerusalemme, le parole di Trump preoccupano il mondo

Concetti sottolineati, in una conferenza stampa a Bruxelles con il segretario di Stato Usa Rex Tillerson, anche dall'Alto rappresentante Ue Federica Mogerini. E se gli islamisti palestinesi di Hamas hanno minacciato una "nuova intifada", il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha sottolineato che "c'è un'opportunità storica per riparare un'ingiustizia". Con lo spostamento dell'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, gli Stati Uniti riconoscerebbero di fatto la capitale contesa, mai riconosciuta dalla comunità internazionale, come capitale dello stato di Israele. Stando a quanto comunicato dall'Eliseo, il presidente francese si è detto "preoccupato" per la possibilità che gli Stati Uniti riconoscano Gerusalemme come capitale di Israele. I palestinesi non hanno dubbi: l'eventuale decisione "decreterebbe" la fine dello sforzo americano di rilanciare il processo di pace. Il presidente dell'Anp ha ribadito che non può esserci uno Stato palestinese senza Gerusalemme Est come capitale e ha annunciato che continuerà i suoi contatti con i leader mondiali per evitare "azioni inaccettabili". A sua volta il leader di Yesh Atid, Yair Lapid, ha detto che Israele "non si farà minacciare". L'Egitto ha avvertito l'annuncio sullo status di Gerusalemme avrebbe "probabili ripercussioni pericolose sulla situazione regionale e il futuro del processo di pace". "I giorni dell'impero ottomano sono finiti". "Spero - ha auspicato - di vedere un'ambasciata americana qui a Gerusalemme la prossima settimana o il prossimo mese".

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