Ikea licenzia una mamma a Milano. E parte l'agitazione a Bologna

«Riassumete i colleghi licenziati»: 4 ore di sciopero dei dipendenti Ikea, il 2 e il 3

«Riassumete i colleghi licenziati»: 4 ore di sciopero dei dipendenti Ikea, il 2 e il 3

I delegati del punto vendita di Casalecchio di Reno, infatti, "sicuri di rappresentare tutte le lavoratrici ed i lavoratori" del negozio "nel giudicare questa scelta aziendale incivile e non tollerabile", hanno comunicato all'azienda l'apertura dello stato di agitazione.

Ma andiamo con ordine: a far scoppiare il caso è il sindacato Filcams Cgil che accusa l'azienda di aver licenziato in tronco la 39enne "per non avere rispettato turni che non le consentivano di prendersi cura dei figli di 5 e 10 anni". "Anche per questo motivo da una decina di giorni, assieme ai lavoratori dipendenti di Ikea Italia, abbiamo lanciato la campagna #CambiaIkea", che in una settimana ha raccolto 25mila firme web e cartacee. "Nell'ultimo periodo, in più occasioni, si è autodeterminata l'orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo in grave difficoltà i colleghi". O la collega che lavorava da oltre 20 anni, licenziata perché accusata di non essersi presentata al lavoro, senza badare alle sue precarie condizioni di salute. Il 29 novembre il colosso svedese ha fato la sua versione dei fatti con un comunicato stampa.

Neanche il tempo di replicare che scoppia un nuovo bubbone. Tutti aspettavamo la risposta del colosso svedese che non è tardata ad arrivare.

La donna, Marica Ricutti, 39 anni, per risolvere la sua situazione si era rivolta anche al sindacato, in particolare alla Filcams Cgil, che nel grande magazzino alle porte di Milano ha proclamato due ore di sciopero in sua solidarietà, con un presidio annunciato per il 5 dicembre.

Contattata da Today.it, Ikea ha fatto sapere di voler svolgere "tutti gli approfondimenti utili a chiarire compiutamente gli sviluppi della vicenda". Prima le è stato contestato il fatto che proseguisse nell'orario che faceva prima del cambio, con inizio alle 9 del mattino, poi è arrivato il licenziamento essendo venuto meno il rapporto di fiducia con la lavoratrice, che ha la tutela dell'articolo 18.

Ieri in serata è arrivata la frenata dell'azienda.

"Il provvedimento nei confronti di Claudio (il nome del lavoratore licenziato) - spiega Giuseppe Zimmari, segretario generale della Uiltucs Puglia - è eccessivo e sproporzionato". Tra le questioni all'ordine del giorno "i sempre peggiori rapporti sindacali, decisioni unilaterali e non condivise da parte di Ikea, prepotenze su cambi di mansioni, variazioni di turni e orari, lavori part time con poche ore e conseguenti miseri stipendi, l'assenza da anni di contratto nazionale e non solo". Per questo per noi è un licenziamento senza dubbio illegittimo e sarà impugnato a livello legale. Ikea poi precisa che in Italia lavorano più di 6.500 collaboratori diretti, in oltre 21 punti vendita, per i quali "valorizziamo le competenze e garantiamo percorsi di crescita". A Padova, ad esempio, il numero dei lavoratori che l'Ikea chiama co-workers, secondo i sindacati, è sceso da 450 a 350, il tempo parziale di lavoro (che oscilla tra 24 e 30 ore settimanali) riguarda il 70% della forza lavoro, della quale il 65% è femminile.

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