Siria: Putin, forze governative controllano 98% territorio

Una stretta di mano che vale la sconfitta dell'Isis

Una stretta di mano che vale la sconfitta dell'Isis

Putin ha esortato Assad a continuare in un processo politico di stabilizzazione del paese.

Putin si è "congratulato" con il suo omologo siriano per i risultati ottenuti nella lotta contro il terrorismo, vicino a una sconfitta "definitiva".

Assad, dal canto suo ha dichiarato che è disponibile ad accogliere favorevolmente "coloro realmente interessati a una soluzione politica in Siria".

La fase attiva dell'operazione militare in Siria, che mirava a preservare la sovranità e l'integrità territoriale del Paese e a creare le condizioni per il ripristino di una vita pacifica, "sta finendo", ha annunciato da parte sua il capo di stato maggiore delle forze armate russe, Valery Gerasimov.

Vladimir Putin parlerà telefonicamente con l'omologo statunitense Donald Trump della questione siriana. Molte aree in Siria "sono state liberate dai terroristi e i civili che erano stati costretti a lasciare quelle zone sono ora nelle condizioni di tornare". Così il presidente russo Vladimir Putin ha parlato nel corso di un incontro, avvenuto nelle scorse ore a Sochi, sul Mar Nero, con il collega siriano Bashar al Assad in una delle sue rare visite fuori da Damasco. "Focolai della resistenza dei terroristi sono ancora presenti, ma stanno scomparendo rapidamente sotto i raid delle nostre forze aeree e degli alleati siriani", ha affermato Putin. Domani, intanto, e' atteso a Sochi il trilaterale tra i presidenti di Russia, Turchia e Iran proprio sulla crisi in Siria.

Secondo quanto invece espresso dal Presidente siriano, Bashar Al Assad ha rivendicato tutti gli enormi successi raggiunti sia sul campo di battaglia che a livello politico. In una nota del Cremlino si legge anche che il leader russo ha in agenda una serie di consultazioni per trovare una soluzione di lungo termine per Damasco anche con altri capi di Stato come l'emiro del Qatar e i leader mediorientali, tra cui il turco Recep Tayip Erdogan e l'iraniano Hassan Rohani.

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