Morto Stefano Rodotà, la sua vita per i diritti civili

Non solo come Garante per la protezione dei dati personali, ruolo che Stefano Rodotà ha ricoperto dal 1998 al 2005. Nel 2013 è stato candidato non eletto per la presidenza della Repubblica, votato dal M5S, da Sinistra Ecologia Libertà e da alcuni parlamentari del Partito Democratico che alla fine hanno preferito altre figure, facendo rieleggere il presidente uscente Giorgio Napolitano. La politica tutta lo omaggia. "La sua lunga militanza civile al servizio della collettività è stata sempre contrassegnata dalla affermazione della promozione dei diritti e della tutela dei più deboli". Diventa invece deputato nel 1979, nelle file del Partito Comunista, e viene rieletto alla Camera anche nel 1983 e nel 1987. Lascia la moglie Carla e due figli. È fratello dell'ingegnere Antonio Rodotà e padre della giornalista Maria Laura Rodotà, editorialista del Corriere della Sera. Divenne membro della Commissione Affari Costituzionali. "Una vita di battaglie per la libertà".

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha ricordato così Rodotà sulla sua pagina Facebook: "Addio a Stefano Rodotà: insigne giurista, uomo delle Istituzioni, intellettuale che ha dato moltissimo al nostro Paese". Il politico e giurista, nato nel '33 a Cosenza, si è spento ieri a Roma. Ne ricordo l'intelligenza vivace e la straordinaria capacità di affrontare, con linguaggio semplice, temi profondamente complessi. Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, che prosegue: "Rodotà, un calabrese cui questa regione ha il dovere di tributare il proprio omaggio, è stato un uomo di sinistra che ha sempre rifiutato le etichette e che non ha mai abdicato ai propri principi laici". "Non c'è un giorno nel quale non abbia preso un libro in mano", dirà. "Sarà molto difficile fare a meno della sua cultura e della sua passione civile".

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